Quando penso a Gabicce mi viene in mente subito la varietà del paesaggio, il verde della collina, l’azzurro intenso del mare di fronte ad una spiaggia assolata, se penso a voce alta i miei piccoli cominciano a tirarmi per le mani ricordandomi che lì, proprio lì vicino ci sono una marea di parchi a tema, acquatici ed acquari…”Mamma, quand’è che torniamo a Gabicce”, e poi non mi mollano più!
Gabicce, oltre ad essere una terra affascinante, dove l’armonia del paesaggio introduce ad una vacanza rilassante (siamo proprio vicino al Parco Naturale del Monte San Bartolo), dove il cibo buono è una tradizione, dove la gente la incontri con il sorriso, è anche Hotel Sans Souci, lì, in posizione panoramica, poco sopra la linea di spiaggia, nella sua livrea bianca, è l’immagine che mi piace ritrovare quando passo da quelle parti.
Quattro stelle, ma di quelle giuste, io agli alberghi farei dare le stelle anche dai bambini, sarebbe un modo per capire quanto family friendly può essere un hotel.
Che sia weekend o una vacanza più lunga all’Hotel Sans Souci si sta bene in famiglia, innanzitutto mare, limpido, azzurro, bandiera blu da più di 20 anni, sabbia sottilissima e nessun problema di profondità, scende piano piano, mini-club ed animazione, poi la vicinanza sia con il verde delle colline che con il centro della località di mare, due passi ed un gelato chi ce li toglie?
Al Sans Souci i bambini hanno gli spazi che gli competono, non sono relegati in ambienti solo da adulti! Dentro e fuori c’è il giusto spazio per muoversi e divertirsi, via dalla strada, dal traffico dai rumori e dallo smog! C’è il mini club interno dove giocare liberamente, ping pong, video-giochi e cinema per i più grandicelli, sempre seguiti da un’animatrice che si prende cura di loro stimolandoli anche con attività creative ed artistiche, tutto chiaramente in base all’età dei piccoli ospiti. Fuori c’è giardino e terrazza panoramica, castello delle fate, scivolo e altri giochi sono solo per loro!
Serve il lettino? Chiedete! Serve il fasciatoio? Chiedete! Un DVD per intrattenere i piccoli? No problem al Sans Souci c’è quello che serve per i bimbi, è sufficiente chiedere. Servizi aggiuntivi come pediatra o baby sitter possono essere richiesti alla reception.
Al Sans Souci si mangia bene, ma l’attenzione per l’alimentazione dei bambini è ancora maggiore. A tavola ci sono i seggioloni e le posate adatte, i menù sono appositamente pensati per loro e se avete qualche richiesta particolare basta parlarne con la cucina, la celiachia non è un problema ad esempio in questo hotel. I più grandicelli ed indipendenti possono anche scegliere di mangiare con gli altri bambini e l’animatrice, che bello vederli lì tutti assieme! I bimbi sono sempre affamati quando stanno al mare, al Sans Souci li attende una buona merenda ogni pomeriggio!
Ciliegina sulla torta…Parco Oltremare Riccione, Aquafun, Parco Le Navi e c’è pure la camera Sharky in Hotel, Italia in Miniatura di Viserba, Fiabilandia a Rivazzurra ed ancora un mito come Mirabilandia. Sono tutti qui vicino, c’è solo da scegliere e prenotare i biglietti alla reception, magari ci scappa pure lo sconto.
Mi è venuta voglia di Sans Soucì, Fabiooooooo (mio marito) passiamo da Gabicce questa estate ?
HOTEL SANS SOUCI **** Viale Mare, 9 -61011 GABICCE MARE (PU) Dir. e Propr. Famiglia Bordoni Tel. 0541.950164. Fax 0541.954427 sanssouci@parkhotels.it
Questa piccola cittadina a nord della Cambogia, poco distante dalla frontiera con la Tailandia, è una meta da non perdere durante un tour del paese. Una notte secondo me è poco, anche perché gli spostamenti (specie se in bus) sono stancanti, due o anche tre mi sembra il giusto compromesso.
Il centro di Battambang è carino, sto parlando degli isolati più vicini al fiume, quelli del quartiere coloniale francese, molto è rimasto del tempo, qualcosa è cambiato. Interessante vedere la stazione dei treni anni 20 con l’orologio fermo sulle 8.02 ma non è quello che mi ha fatto innamorare di questa città. Prenoto il tuk-tuk dallo stesso driver che mi aveva portato in hotel, concordo 15$ per tutto il giorno, appuntamento alle 9 del mattino successivo.
Il mio giro di Battambang comincia dal Palazzo del Governatore, realizzato nel 1830 da un architetto italiano fatto venire da Bangkok per l’occasione, non sono riuscito a trovare il nome ma mi faccio un nodo al fazzoletto per aggiungerlo. L’edificio, dichiara impronta classica e con un curatissimo giardino tutto attorno, è un gran bel vedere e di distingue nettamente dal circondario, perfetta una foto dal ponte pedonale di fronte all’ingresso.
Pik Kun, il mio driver, mi porta ad una rotonda nel mezzo della quale spicca una statua gigantesca di una divinità seduta, nella leggenda sarebbe il cuoco di un antico esercito, per qualche motivo aveva perso il suo bastone magico, oggi viene ancora adorato dalla comunità indù con numerose offerte in cibo. Il suo nome è Battambang (da lui il nome della città) e significa colui che ha perso il bastone.
Prendiamo una strada di campagna e tra abitazioni tipiche su pali di legno, risaie, bufali ai lati della strada, ci avviamo verso il Bamboo Train. Qui ad una vecchia stazione di Polizia ci attende un ufficiale, o almeno sembra tale, che con aria altrettanto ufficiale ci presenta la particolarissima ferrovia. Pedane di circa 3 x 2 metri, realizzate in legno e bamboo, montate su carrellini metallici e dotate di un piccolo motore a scoppio, sono il vagone ferroviario. Sono solo perciò il costo è di 10$, due persone dovrebbero pagare uguale, mi siedo davanti a gambe incrociate, il motore inizia a scoppiettare e via lungo i binari più o meno paralleli.
La sensazione di correre su questa strana vettura in mezzo alle risaie è divertente, l’aria in faccia, il rumore dei binari e pure qualche scossone di troppo che mi fanno un po’ filare sulla sicurezza del viaggio… Arrivo alla stazione in circa 15 minuti dove ci sono alcuni banchetti che, come al solito, ti voglio vendere di tutto, persone simpatiche comunque, sempre sorridenti, pausa di circa 10 minuti e dietro front, via di nuovo verso la partenza. Interessante lungo il percorso il panorama dei campi di riso, alcuni ponticelli in legno, la vegetazione verso la stazione di partenza.
Di nuovo tuk-tuk, e nuovamente il panorama rurale dei dintorni di Battambang, alcuni alberi con dei fiori rossi sono uno spettacolo entusiasmante sulla strada verso il Banan Temple. A destinazione pago 3$ per il biglietto, che comprende l’accesso anche ad un’altra attrazione e mi trovo di fronte ad una lunghissima ed abbastanza impervia scalinata bordata da due lunghissime balaustre con il serpente Naga, conduce al tempio, non c’è altra via, 36° all’ombra, mi dico buona fortuna e comincio l’ascesa!
Alla sommità ci arrivo con il fiatone ma lo spettacolo che si para davanti ai miei occhi è qualcosa di speciale, le cinque torri del tempio pre Angkoriano ed il panorama che si gode da quassù sulla grande pianura cambogiana sono un compenso adeguato. La sensazione è quella di armonia, tra queste pietre millenarie e le palme, intorno la foresta, dove è meglio non addentrarsi un po’ per la presenza di animali come serpenti ma soprattutto per la possibile presenza di mine, questo settore al confine con la Tailandia ne è ancora infestato.
La discesa è certamente più agevole della salita, ma comunque impegnativa a causa dell’altezza dei gradini. Tempo per godermi una bottiglia di acqua fresca (a 1000 Real pari a 0,25$) presa in uno dei tanti banchetti, ci sono ovunque ed hanno dei grandi frighi rossi poggiati a terra dove navigano bibite di ogni tipo dove ti puoi scegliere quello che vuoi.
Ancora sulla strada, questa volta verso la Tailandia, destinazione Phnom Sampeau. Il tuk-tuk di Pik Kun ha un problema al motore, mi porta a casa sua dove cambiamo mezzo e monto sul suo scooter. Pik Kun mi spiega che lui è nato e cresciuto in questa terra, mi spiega che a causa della povertà la gente ha sempre mangiato di tutto, ecco il perché dei banchetti ai lati della strada dove si vendono scarafaggi fritti o topi alla griglia, mi fermo a guardare, ma non ho il coraggio di assaggiare. Non mi sento ancora così sufficientemente local da provarci.
Alla base della montagna lasciamo lo scooter e ci avviamo a piedi. Faccio scorta di acqua, ne bevo più di 5 litri al giorno, il caldo è pesante, io non sono un atleta ed in salita sento la fatica. La prima tappa è al luogo del genocidio, questo posto racconta una storia molto triste, qui i Khmer Rossi, mi racconta Pik Kun che è voluto venire anche lui perché ci tiene a raccontarmi la sua terra e le vicende che ha vissuto in prima persona a partire dai 4 anni, hanno ucciso molte persone, in genere quelle con maggiore cultura, come insegnanti, dottori, li spingevano sino sull’orlo di una voragine e li buttavo giù da un altezza di circa 20 metri, spesso senza sprecare una pallottola, chi non moriva per la caduta veniva finito dentro la grotta e poi buttato là, insieme agli altri, in cataste di cadaveri. Dentro la grotta un grande Buddha disteso fa compagnia ad un mucchio di teschi ed ossa varie, testimonianza di un genocidio incredibile.
Esco da questo luogo con lo stessa sensazione che mi hanno lasciato i campi di sterminio in Germania, le foibe a Trieste, gli ossari della Prima Grande Guerra, perché, mi chiedo solo perché.
Ancora una salita, questa volta verso la bellezza. Sono le scimmie che escono dal bosco a darmi il benvenuto alla pagoda sulla cima del monte. Sembrano tranquille, giocano e si lasciano riprendere, Pik Kun mi ricorda di non avvicinarmi con cibo alla mano, potrebbero diventare aggressive, in effetti mentre riprendo una da vicino con la fotocamera mi mostra tutti i denti non proprio con gentilezza 🙁
La pagoda in cima alla montagna è un pullulare di statue e decorazioni dorate, ma quello che mi affascina maggiormente è il panorama, mozzafiato, una distesa infinita intervallata da palme e canali, questo è il territorio di Battambang, questa è la Cambogia rurale.
Scendiamo, riprendiamo la moto e Pik Kun mi accompagna al mio hotel, non prima di prendere il biglietto del bus per domani, è da ricordarsi di prenderlo sempre un giorno in anticipo! Un’altra giornata in Cambogia, un altro giorno di viaggio in questo paese del sud est asiatico, un altro tassello nella mia esperienza di vita, che altro non è se non un grande viaggio.
PS. Il tour di Battambang è fattibilissimo anche con i bambini, se fa molto caldo non affaticateli e magari visitate solo un tempio. Sul bamboo train di Battambang si divertiranno come matti! Magari vedete di avere sempre dell’acqua fresca con voi e di proteggere la testa con un cappellino.
Due famiglie con i bambini per un weekend a Pisa, Lucca e Portovenere, tra cultura e divertimento in Italia
Per il nostro weekend a Pisa, Lucca e Portovenere, abbiamo alloggiato in un Casale alle porte di Pisa immerso nel Parco del Rossore. Eravamo due famiglie. Tre bambini, i nostri cuccioli di 4 e 5 anni e un loro amico di 6. Il parco del Rossore è davvero bello e i bambini hanno potuto sfogarsi! All’interno della tenuta ci sono i cavalli e gli asinelli. Di notte abbiamo avvistato una volpe! Sul tetto avevano fatto il nido le rondini ed era bellissimo vederle svolazzare a pochi metri da noi…
Siamo arrivati il 25 di Aprile e il parco brulicava di gente che faceva pic nic e grigliate cosi ci siamo uniti a loro e abbiamo fatto un bel pic nic in mezzo alla natura! Per quanto riguarda l’alloggio: promuoviamo a pieni voti il casale e il personale che abbiamo incontrato. Molto gentile coi bambini e con noi, pronti a darci dritte su dove parcheggiare o dove andare e cosa fare.
Avevamo prenotato due camere familiari triple (la “piccola” l’abbiamo tenuta nel lettino da campeggio) e le abbiamo trovate spaziose (le nostre avevano due camere ciascuna con il bagno, quindi si stava belli larghi), molto moderne e comode. Una colazione ricca e adatta a tutti e soprattutto di qualità! Per bambini piccoli piccoli non saprei dire se fosse family friendly o no… ma per i nostri bambini è stato il top! Per quanto riguarda invece quello che abbiamo visto…
Sabato siamo arrivati a Pisa. I bambini erano felicissimi in piazza dei Miracoli fintanto che…………. TRAGEDIAAAAAAAAAA Scopriamo che sotto gli 8 anni non possono salire sulla torre! Prima scoppia a piangere il mio Alessio,poi il suo amico Tommy…abbiamo avuto un bel da fare a tranquillizzare i due ometti e pensare che avevo con me due guide Touring e ho letto anche vari siti e da nessuna parte c’era scritto… Probabilmente le guide erano datate… errore nostro non fare ricerche approfondite ma ormai il danno era stato fatto…. vabbè poi si sono tranquillizzati per fortuna e abbiamo visitato il Duomo, il Battistero e il Camposanto.
E’ stato facile farli affascinare in questi luoghi. Nel duomo hanno captato la loro attenzione il soffitto a cassettoni (spettacolare) e il pergamo di Giovanni Pisano: davvero troppo affascinante per passare inosservato. Soprattutto hanno passato il tempo a guardare le colonne con gli animali che sostenevano la parte sovrastante.
Sono stati felici di salire al piano superiore del Battistero e poter scattare una foto dall’alto alla Piazza. Mentre nel camposanto hanno girato qua e là e gli è rimasta impressa la cappella con le ossa e un teschio conservati all’interno. Finito il giro della Piazza dei Miracoli ci siamo diretti in Piazza dei Cavalieri che, nostro modesto parere, ci ha lasciato un po’ delusi. Carina, molto belli i palazzi, ma non ci ha fatto scattare la scintilla… ! Dalla Piazza siamo tornati al parcheggio facendo una bella passeggiata lungo l’Arno. Diciamo che del nostro weekend a Pisa ci è piaciuta la Piazza dei Miracoli… per il resto molto deludente…
A metà pomeriggio siamo andati a Lucca dove abbiamo fatto un bellissimo giro per la città che merita davvero e….. ecco che scatta la scintilla! Abbiamo prima fatto un giro dentro le mura (attenzione a non entrare nelle mura con la macchina perché c’è la ZTL…), poi mangiato (malissimo la pizza, meglio la pasta presso L’Oste di Lucca) e poi abbiamo fatto TUTTO il giro delle mura a piedi perché i risciò erano finiti.. Bravissimi i bambini che hanno retto alla grande (avevamo un passeggino ma hanno camminato quasi tutto il tragitto di oltre 4 km!). Bello il parchetto a metà percorso! Ci siamo fermati un pochetto a giocare e ci siamo divertiti anche noi genitori J
La domenica invece siamo andati a Portovenere in Liguria! Visto il tempo un po’ bruttino, abbiamo optato per una minicrociera nelle isole davanti al paese (i bambini sono rimasti affascinati dalle grotte) e poi scesi dalla barca con tempo notevolmente migliorato abbiamo potuto fare un bel giro della cittadina! Che è davvero bella! Abbiamo iniziato il nostro tour dalla Chiesa di San Pietro arroccata sul promontorio e davvero molto carina e a misura di bimbo che può arrampicarsi sulla scalinata e arrivare soddisfatto alla meta dove si può tra l’altro godere un bellissimo panorama!
Abbiamo poi proseguito la visita verso il Santuario della Madonna Bianca e infine al Castello Doria. Ovunque c’erano gabbiani a portata di ……… bimbo! Sembrava fossero lì apposta a farsi fotografare e quindi a casa ci siamo portati un bel reportage di foto gabbianesche J
Infine non stanchi ci siamo diretti verso Lerici ma il tempo purtroppo ci ha abbandonati e ha iniziato a piovere per cui a malincuore siamo tornati a casa!
I nostri piccoli viaggiatori sono stati molto contenti del weekend, a parte le proteste perchè non era giusto dover star via solo due giorni……………… sono incontentabili sti fanciulli ahahahah
Viaggiare con bambini, quali sono le ragioni che mi hanno spinto a farlo
Molti ci chiedono perché viaggiare con bambini, ogni volta raccontare i motivi che ci spingono a partire per un viaggio con i bambini non e’ semplice, soprattutto se l’interlocutore non ha figli. I miei bambini sono nati con la valigia dietro la porta, pronti per una nuova destinazione, così ho messo nero su bianco i motivi che mi spingono a concepire il viaggio solo in formato family, e perché i miei bimbi (e pure noi come scoprirete nel testo) ci possiamo chiamare, a gran voce, bambiniconlavaligia.
Per farli sentire cittadini del mondo. Ognuno di noi vive in un suo piccolo mondo fatto di tante abitudini, usi e costumi. Partire e scoprire cose c’e’ oltre il confine della nostra normale vita quotidiana, vuol dire fargli conoscere il mondo e farli sentire parte di esso.
Viaggiare con bambini è conoscere e rispettare l’ambiente che ci circonda, conoscere la storia delle varie civiltà, conoscere il prossimo senza alcun timore, ma solo con la consapevolezza di essere se stessi.
Per insegnare loro la tolleranza. Conoscere culture diverse e giocare con i bambini di tutto il mondo per loro sara’ naturale, tanto da capire che nessuno e’ diverso ma siamo tutti amici.
E dagli amici si puo’ solo imparare cose nuove, cose belle! Non c’e’ differenza di razza, colore o religione, i bambini sono bambini indipendentemente dal luogo in cui vivono.
Per vivere il viaggio con il loro entusiasmo, solo i bambini sono capaci di rimanere a bocca aperta, di essere impazienti di vivere per una nuova esperienza, di ridere di pancia quando c’e’ bisogno. Questo e’ l’entusiasmo che mi trasmettono ad ogni nostra partenza i miei bimbi. Per questo, abbiamo fatto un passo indietro, oggi ci sentiamo tutti e quattro dei bambiniconlavaligia
Condividere emozioni, essere felici se loro sono felici, piangere se loro sono tristi. In viaggio queste emozioni volano veloci, come volano veloci gli attimi che scandiscono quella partenza.
Viaggiare con bambini è conoscere culture diverse, scoprire usi e costumi diversi, capire che ogni essere umano ha delle sue abitudini alimentari, comportamentali, di vestiario, tipico della zona in cui vive. E che il rispetto passa attraverso la conoscenza di tutto questo.
Divertirsi! Se viaggerete da soli difficilmente visiterete tutti parchi tematici del mondo, invece e’ probabile che ad ogni viaggio family friendly abbinerete una super attrazione per renderli felici, e non renderà felice solo loro 😉
Per fargli imparare le lingue. La voglia di interagire con il bambino straniero che si troveranno di fronte li stimolera’ ad utilizzare il suo stesso linguaggio per comunicare. Capiranno che studiando le lingue potranno comunicare con tutte le persone del mondo.
Viaggiare con bambini perche’ tenendosi per mano le difficolta’ possono essere superate. Un ritardo di un aereo, come una prenotazione non andata a buon fine potrebbe essere fonte di stress, ma se ci sono loro ad accompagnarci nel nostro viaggio lo stimolo a risolvere il problema sara’ piu’ forte della frustrazione provata per la difficoltà.
Per insegnarli a vivere con poche cose. In viaggio non ci si porta tutte le comodita’ che solitamente siamo abituati ad avere a casa, cio’ nonostante si vivono bene quei giorni anche con poche cose, con il minimo indispensabile
Perche’ per me la famiglia e’ tutto, e con i miei bimbi voglio condividere tutto il mio percorso di vita!
Questi sono i motivi che mi spingono a viaggiare con bambini, ed i vostri? Lasciate il vostro commento!
In Vietnam alla scoperta del paese attraverso i suoi ponti coperti
Ogni ponte ha la sua storia e loro sono sempre pronti per raccontarla ai viaggiatori. Un’occasione di visitare tutti questi ponti coperti, perché` no? Il Vietnam non è solo noto per suoi paesaggi unici, per la gastronomia e la gente molto amichevole, il nostro paese è anche chiamato “il paese dei ponti coperti”, ci sono molte di queste mete interessanti da scoprire!
La combinazione perfetta, il ponte giapponese ad Hoi An (prima immagine)
“Il Ponte giapponese” è scelto come il simbolo della città di Hoi An. E’ il miglior esempio dell’architettura giapponese nella città antica, costruito da un gruppo dei commercianti giapponesi allo scopo di unire il quartiere commerciale giapponese con la Chinatown di Hoi An. È statocompletato solo alla fine dell’anno 1593. Attualmente serve come punto di connessione tra le vie Tran Phu e Nguyen Thi Minh Khai. La sua lunghezza è di circa 18 m ed oltrepassa il fiume Hoai, uno dei affluenti del fiume Thu Bon. Il ponte è costruito in legno e pietra, il tetto è fatto di tegole grigie rossastre. La struttura é in legno, decorato con le tipiche lanterne di Hoi An. Entrambe le estremità del ponte sono custodite da guardiani: cane e scimmia, ispirati ai segni zoodiacali nei quali il ponte é stato iniziato e completato. È il segno dell’architettura giapponese su questo ponte. Nel mezzo del ponte c’è la statua della divinità Tran Vu, il protettore dal pericolo delle inondazioni. Il contrasto é evidente, tale statua rappresenta la cultura e la religione Taoista (scopri cosa è la religione taoista) del Vietnam, su di un ponte costruito dai giapponesi.
Il popolo vietnamita ha ribattezzato questo ponte “Lai Vien Kieu” (qui un’altra bella foto del ponte) che significa “il ponte in lontananza”, segnando definitivamente la nuova denominazione con una nuova tabella sopra il portone. Dopo tanti anni il ponte giapponese è ancora noto per sua bellezza unica in Vietnam, non può mancare in ogni programma di viaggio ad Hoi An.
Il segreto della citta` di Hue, il ponte di Thanh Toan Il ponte coperto di Thanh Toan si trova a circa 8 km a sud-est della citta` di Hue. E’ lungo quasi 17 metri, è stato costruito nel diciottesimo secolo ed è molto conosciuto come quello ad Hoi An. Si riconoscono dei tratti in comune con agli altri ponti coperti, struttura in legno e copertura in tegole, è suddiviso in diversi settori, ognuno è come una casetta nella casa. Lo spazio centrale è l’altare dedicato alla signora Tran Thi Dao, che ha contribuito economicamente per la costruzione del ponte. Da entrami entrambi i lati del ponte sono delle piattaforme in legno dove potersi fermare.
Vicino al ponte c’è un mercato molto antico, con molti prodotti artigianali come cappelli intrecciati a mano e le specialita` come gli spaghetti di cozze, la torta di patate dolci e tante altre tutte da scoprire. Nella città di Hue ci sono tante cose le da vivere e sperimentare, una meta immancabile Hue ed il suo ponte !
Il più grande, il ponte di Phat Diem
Il ponte coperto di Phat Diem attraversa un fiume che si trova al centro di Phat Diem, quartiere di Kim Son, Ninh Binh, dove si trova la chiesa cattolica più grande del Vietnam. È anche il ponte coperto più grande del paese con la notevole lunghezza di 36 metri. È costruito con un particolare legno locale molto prezioso tanto da renderlo solido e duraturo per centinaia d’anni. Il ponte è coperto con tegole di ceramica rosse del tipo tradizionale del Vietnam settentrionale, il ponte di Phat Diem denota una bellezza ed eleganza inconsuete.
Accanto al suo pregio artistico, questo ponte è un punto di ritrovo per gli abitanti del villaggio, oltre a coistituire un riparo dalla pioggia e dal sole, un posto dove rivivere il passato in un’atmosfera unica e preziosa. Visitando Tam Coc, Ninh Binh, non bisogna dimenticare una visita alla chiesa di Phat Diem.
Gli altri ponti coperti da vedere Il ponte coperto di Hai Anh è situato nel quartiere di Hai Hau, provincia di Nam Dinh, sul fiume di Hoanh, si trova presso il complesso della pagoda di Luong e poggia su 18 pilastri in pietra. La struttura è stata realizzata dal signor Phung Khac Khoan nel 1602 vicino alla Pagoda di Thay, Hanoi.
Il ponte al villaggio Binh Vong (Comune di Van Binh, Thuong Tin, Ha Noi) è anche molto bello.
Testo realizzato grazie al contributo di Truong Hong Minh, vietnamita esperto del turismo locale, visitate il sito Viaggi Vietnam Asiatica.com per trovare altre informazioni
Vietnam ed i suoi ponti coperti per i bambini
Quale bambino non è affascinato dai ponti, specie se questi ponti coperti così carini, nostro figlio non fa altro che indicarli quando ne attraversiamo uno con la macchina, ognuno diverso, ognuno con una sua storia alle spalle, un ponte unisce, rende possibile il contatto, lo scambio, capisco perfettamente l’interesse dei piccoli per questo costruzioni che talvolta hanno segnato profondamente la storia e la cultura dei luoghi. Un itinerario di questo tipo non potrà che affascinare i giovani viaggiatori, renderli partecipi di questa nuova avventura, dotarli di una semplice macchina fotografica potrebbe essere una buona idea per renderli protagonisti e mostrare agli amici le loro scoperte al rientro dal viaggio.
I consigli per visitare la città di una mamma che vive a Marrakesh
Laura, mamma expat di tre bambini, 8, 5 e 1 anno, vive a Marrakesh da tre anni ci racconta un pò di lei e un po’ della sua amata città marocchina. Sono sposata con Mohamed da 12 anni, ci siamo conosciuti a Genova dove lui aveva un impresa edile. Durante i primi anni della nostra storia, una volta all’anno venivamo a Marrakesh a trovare la sua famiglia, ma ogni anno era sempre piu’ difficile tornare in Italia. Mi ero innamorata di Marrakesh non ne’ potevo fare a meno!
Decidemmo di venire a vivere in Marocco quando Fatima, la nostra prima figlia, avrebbe dovuto iniziare le elementari “o adesso o mai piu’!” Dopo tre anni da quella decisione, sono felice di vivere in questa nuova casa! I bambini studiano tre lingue a scuola, Francese, Arabo e Inglese, hanno l’indipendenza che ho sempre sognato in Italia, vanno e vengono da scuola da soli, si sono perfettamente integrati, qui stiamo bene.
Gestisco un albergo e faccio la guida turistica in questa nuova vita. Consiglio a tutti i genitori di venire a visitare il Marocco ed in particol modo Marrakech. Qui sia ai grandi che ai piccini sembra di vivere dentro la storia di Aladin, i bambini rimangono estasiati davanti agli incantatori di serpenti, guardano con le bocche spalancate le scimmie ammaestrate e tutti gli artisti di strada, cantastorie, maghi che si esibiscono sulla piazza Jamaa el Fna, piazza principale di Marrakesh.
Per non parlare poi del giro in cammello ! Pur essendo Africa, Marrakesh, ma anche tutto il Marocco, é molto verde e ha tantissimi parchi gioco dove far divertire i bambini, e’ inoltre un paese molto tranquillo e sicuro, pulito, molto simile all’Europa. L’unica precauzione per visitare il Marocco in generale è dotarsi di cappellino sia grandi che piccini, qui il sole e’ davvero forte.
Non è essenziale avere una guida turistica per andare alla scoperta della città rossa, in particolare della Medina, le mappe saranno in grado di guidarvi perfettamente. I mercati sono interessanti e ogni vicolo è dedicato ad un tipico artigianato locale, e si puo’ assistere anche alla lavorazione delle stesso. Se vi perderete non preoccupatevi, anzi, potrebbe essere divertente. Unico consiglio meglio visitare i mercati al mattino presto o nel tardo pomeriggio in modo da evitare la folla. Vi consiglio di visitare il Museo di Marrakesh, dove sono ospitate opere di arte marocchina e sculture sia di arte contemporanea che tradizionale, il Museo di Dar Si Said, dove è esposto l’oggetto più antico di Marrakech, e il Museo Bert Flint dove sono in mostra costumi, gioielli e mobili del passato. Che dire poi della meravigliosa moschea Koutoubia, del Koubba Ba’adiyn, l’edificio più antico della città, la Medersa di Ben Youssef, il Palazzo El Bahia e le Tombe Saadiane? Assolutamente da non perdere! Se volete rilassarvi un po’ il Jardine Majorelle e i Giardini di Menara sono i luoghi adatti a voi!
Ultima nota consiglio Marrakesh perchè è un’ottima meta family friendly e low cost, qui il costo della vita e’ davvero basso! Vi aspetto tutti nella mia citta’ rossa!
Cat Cat il piccolo villaggio degli H’mong Neri in Vietnam
Sapa è un paradiso terrestre situato nell’estremo Nord del Vietnam, situato a pochissimi chilometri dal confine con la Cina in cui vivono diverse minoranze etniche. È molto noto in tutto mondo per sue montagne talvolta circondate dalle nuvole, risaie ben definite lungo le pareti rocciose, e donne vestite con abiti dai colori sgargianti realizzati a mano! Cat Cat è una scelta popolare dei viaggiatori a Sapa perché è il villaggio più vicino al centro della regione. Raccontiamo qualcosa di più di questo piccolo centro, alcune informazioni che vi possono essere utili durante un viaggio a Sapa.
Abbiamo già detto che Cat Cat è un piccolo villaggio situato vicino a Sapa, per raggiungerlo si può scegliere di raggiungerlo con la macchina oppure anche a piedi. Il percorso fino a Cat Cat con l’auto è solo di 10 minuti ma per apprezzare maggiormente Cat Cat la cosa migliore è mettersi in cammino, magari con una macchina fotografica attorno al collo, scarpe comode, scoprendo passo dopo passo la meraviglia che c’è intorno a noi. Come tutti i villaggi montuosi, Cat Cat si trova in una piccola valle molto carina, a piedi possiamo godere di una vista ampia come le la vista delle case di H’mong dall’alto o i nidi degli uccellini sulle colline.
La strada per arrivare a Cat Cat è sempre piena di bancarelle colorate con in vendita prodotti locali: le merci sono svariate, graziose gonne delle ragazze di H’mong (scopriamo chi sono questo popolo su questa pagina in inglese), oggetti carini realizzati con corna di buffalo e soprattutto le pietre lavorate ed i gioielli d’argento. Gli H’mong neri, l’intero popolo, sono veramente molto bravi a realizzare a mano gli oggetti artigianali, durante la visita è possibile vedere i ragazzi, alcuni molto giovani e sorridenti, che ti invitano a vedere ed apprezzare il loro lavoro manuale, dei veri e propri capolavori. Inoltre, non ci sfuggiranno i bambini con i loro sacchetti di caramelle in mano e le espressioni felici, forse stanno facendo una gara tra di loro, chi sarà il migliore o il più bravo, chi riceverà più caramelle dai grandi.
Sulla strada di Cat Cat in Vietnam, possiamo ammirare il panorama incantevole con le risaie a terrazza. Soprattutto a settembre, possiamo godere anche del profumo del riso e vedere i campi che assomigliano a tappeti di velluto. Qualche volta sarà possibile vedere anche i mortai di riso che gli H’mong adoperano quotidianamente, grazie alla forza dell’acqua li utilizzano per la lavorazione del riso, precisamente per togliere le bucce dai chicchi.
Arrivando al ponte di Cat Cat, subito a sinistra si vede una cascata nominata “la cascata delle fate”. Non si sa il perché di questo nome pero’ la sua vista, abbinata alla musica etnica proveniente dalla casa culturale ti fa sentire veramente in un ambiente rilassante. Nella casa culturale si può anche entrare e starsene a guardare le affascinanti danze tipiche dei Dao Rossi e degli H’mong neri.
Continuando il nostro viaggio lungo la strada del Vietnam, si può godere del paesaggio particolarmente affascinante, alberi di bamboo sono protagonisti su di un sottofondo mormorato di ruscelli. È veramente una cosa da non perdere per chi si trova a Sapa.
Cat cat non è un grande villaggio del Vietnam ma è molto emozionante, visitando Cat Cat si può anche comprendere un po’ della vita spirituale degli H’mong neri, cosa da non disprezzare quando si viaggia anche per conoscere le culture diverse del Vietnam.
Per visitare queste zone suggeriamo di prendere una guida che parli italiano o inglese a seconda delle vostre capacità linguistiche, non costano troppo e potrete girare la cittadina ed i villaggi nei dintorni come preferite (con moto o fuoristrada). È certamente un’opzione intelligente e sicura, oltre ad avere sempre un buon punto di riferimento per ogni evenienza, soprattutto quando si viaggia in famiglia, con bambini o ragazzi, specie in Vietnam.
Questo post è dedicato a tutti i papà, mariti, compagni viaggiatori. Ogni papà che si rispetti ha un suo ruolo in ogni viaggio, quindi lascia subito ogni speranza perché viaggio, esplorazione, fotografia, relax, vacanza, amaca, aperitivo, etc. non è esattamente quello che tua moglie ha pensato per te. Questi sono i migliori 6 consigli per resistere, da papà, ad un viaggio in famiglia con pargoli al seguito, i migliori suggerimenti per evitare che il primo appuntamento al rientro dall’avventura familiare sia quello dall’avvocato divorzista 😉
Suggerimenti salva-coppia gratis 🙂
1 prima di partire papà è meglio che ti informi, accerti, controlli, anche se hai una moglie, o compagna di viaggio, che si occupa di tutto, dalla programmazione alle prenotazioni, itinerari, di quelle precisine non si lasciano scappare una cosa, controlla anche tu, magari qualche ora prima di partire, potresti trovarti con i calzini del bambino al posto dei tuoi, senza berretto quando sei praticamente al polo nord o con il navigatore nell’auto del parcheggio aeroporto (tutto realmente successo), ciò dopo aver fatto il check-in ed il controllo sicurezza. Non è poca fiducia ma se tu fai poco (sic, odio la sincerità) lei effettivamente non può pensare a tutto, una verifica in più la considero determinante quale salva famiglia.
2mettiti bene in testa papà che nel viaggio il tuo ruolo è quello di sherpa, perciò armati di pazienza e non lamentarti, dovrai portare il tuo bagaglio a mano, quello dei bambini, quello di tua moglie se ha in braccio uno dei bimbi dormienti, sappi che si appisolano sempre nei momenti migliori come imbarco/sbarco dall’aereo etc.. Non è finita, il tuo compito è montaggio/smontaggio passeggino, carico scarico da metropolitana, treno, bus, filobus ed ogni cavolo di mezzo pubblico, compreso il double decker a Londra, d’altronde la mogliettina vuole certamente la vista panoramica !! arrgghhhh
3ricordati papà che non sei in viaggio per rilassarti, devi vedere più cose possibile nel minor tempo possibile, ciò implica trasferimenti veloci con bimbi in braccio, in groppa (hop hop cavallino), in passeggino, tenere i piccoli durante la lezione di zumba o lo shopping da Primark a Londra, resistere al mal di mare quando lei diventa verde (tu sei l’uomo cazzarola mica ti darà fastidio un po’ mar mosso),guidare quando lei dorme ( ma quanto dorme!), fare le foto se no cosa si mostra agli amici (fai attenzione pure a farle bene), dormire quando vorresti star sveglio perché in camera si deve spegnere la luce, i bimbi devono riposare!
4 fai menzione che per ogni treno/aereo perso, percorso sbagliato, orario di apertura mancato, avrai una bella responsabilità anche se di fatto non hai fatto nulla di sbagliato, aerei e situazioni di semi-emergenza mettono in agitazione, specialmente le donne, in queste occasioni ripensa all’ultimo libro su Buddha, lascia andare, se non riesci a lasciare andare ricorri ai tappi per le orecchie e morditi la lingua, sempre, e fai tutto sommessamente, senza dar nell’occhio, potrebbe innervosirsi.
5non azzardarti papà a scegliere tu un locale dove mangiare, un albergo, un’attrazione in particolare, il feedback negativo non andrà con poche stelline su Tripadvisor ma sarà inevitabilmente a tuo carico, frasi del tipo “hai scelto tu”, “hai voluto tu”, “te l’avevo detto” potrebbero fluire in grande numero (mordere lingua come sopra).
6 sei tornato a casa, è il momento del relax. Col cavolo! Forza e coraggio devi andare in garage a lavare il canotto, gli sci dei bambini, la tenda da campeggio, rimestare tutto per il prossimo viaggio o mettere via le valigie, prossimo?!? Ti vedo dubbioso 😉
C’è tanta ironia in questo mio post, le donne non me ne vogliano a male. Non tutti i viaggi da papà e non tutte le compagne di vita sono così, anzi, ma alle volte è meglio riderci sopra. Viaggiando effettivamente ne succedono di tutti i colori, se decidiamo di farlo in famiglia ricordiamoci di mettere in valigia un pizzico di buonumore e tanta pazienza (bilaterale), sarà comunque un’esperienza incredibile, da raccontare, magari proprio su queste pagine.
L’Australia per le famiglie con bambini: Cairns e dintorni
L’Australia, lontanissima dal nostro paese, gode di una qualità della vita molto elevata ed è attualmente il secondo paese al mondo per indice dello sviluppo umano, dietro solamente alla Norvegia. È insomma una meta allo stesso tempo esotica e sicura, adatta anche per i viaggi di famiglie con bambini. In questo caso, le aree in cui concentrare la propria attenzione sono due: la costa orientale e quella occidentale, mentre le altre due aree, in particolare il nord dell’Australia, potrebbero risultare troppo dure e noiose per i bambini.
L’area che meglio si adatta alle esigenze di una famiglia è comunque la costa Orientale, dove la città di Cairns rappresenta un punto di partenza ideale. È in primo luogo facilmente raggiungibile dall’Italia con i voli Emirates che consentono un riposante scalo a Dubai e da lì si riparte per un volo diretto a Cairns. I voli di questa compagnia, come è noto, sono tra i più confortevoli ed anche il generoso limite di peso delle valigie (30kg per l’economy class) è una sicurezza per chi viaggia in famiglia, anche in Australia.
Arrivati a Cairns, si capisce subito come la città sia vivibile e a misura d’uomo: 250.000 abitanti, tanto verde, servizi e grande sicurezza. E soprattutto è una città piacevole, punto di accesso per la Grande Barriera Corallina australiana, a Est, e circondata dai rimanenti tre lati da foreste pluviali lussureggianti. Per le famiglie ci sono quindi parchi, zoo, acquari e tantissimi altri luoghi da esplorare e che lasceranno un ricordo indelebile ai bambini, che possono vedere dal vivo la particolarissima fauna (ed anche la flora) australiana.
Se nei parchi in Australia i bambini possono osservare, ed in qualche caso interagire, con koala, canguri ed altri marsupiali, anche la Barriera Corallina (se vi va di approfondire in relazione alla barriera corallina australiana sulla pagina web in inglese) può offrire molte occasioni di divertimento educativo, con agenzie locali specializzate che organizzano tour dedicati proprio ai più piccoli ed alle loro famiglie. Tour che difficilmente annoiano i bambini, visto che comprendono ampi spazi di interazione e divertimento, con speciali osservatori sott’acqua che consentono di osservare la coloratissima fauna marina che popola la Grande Barriera Corallina, con il rischio di avvistare anche Nemo!
Tra parchi, mare, barriera corallina e snorkeling, il divertimento a Cairns e nei suoi dintorni è sicuro e adatto a tutta la famiglia. Senza dimenticare che tra la costa e la Grande Barriera Corallina si trova quella che a detta di molti è la spiaggia più bella del mondo, la Whitehaven Beach (qui qualche altra informazione in inglese sulla spiaggia di Whiteheaven), che si trova all’interno del Parco Naturale Whitsunday Island (ecco il collegamento al sito web in inglese del parco). Si tratta di una spiaggia con sabbia bianchissima ed è tra le spiagge più eco-friendly del mondo e forse una delle più belle dell’Australia, visto che, tra le altre cose, qui è vietato fumare. Al contrario delle normali spiagge, la sabbia di Whitehaven non trattiene calore, per cui anche i più piccoli possono camminare sulla sabbia a piedi nudi anche nelle ore più calde.
E’una scritta simpatica ad accoglierci a Recanati “questa non é la torre del Passero Solitario, questa é la torre dell’acquedotto, quella di Leopardi é all’interno del chiostro, lì dentro!”
Benvenuti a Recanati, benvenuti nella città della poesia. Siamo nelle Marche, proprio vicino al Parco del Conero ed alla Costa Adriatica, abbiamo lasciato l’auto subito fuori dalle mura nel parcheggio a pagamento e ci addentriamo in questo caratteristico borgo italiano. Entriamo dalla Porta Marina ad est ed effettivamente inizia la poesia, fatta di stradine, case in mattoni a vista, balconi fioriti, scale e campanili che si intravedono tra i tetti e l’azzurro del cielo intervallato da qualche rada nuvola, magnifico colore di sfondo per questa tela che si presenta davanti ai nostri occhi.
Saliamo verso la piazza principale di Recanati e ci troviamo davanti ad una grande torre, non abbiamo il tempo per supporre che si tratti della famosa torre antica del Passero Solitario che già leggiamo il cartello che abbiamo citato ad inizio testo, ok, entriamo nel chiostro della chiesa di S. Agostino ed é magia, ci dedichiamo agli scatti per portarci a casa un po’ di questa meraviglia.
E’ quando ti affacci al balcone del Palazzo Venieri in Via Calcagni, ora Liceo Ginnasio Leopardi sulla Via Cavour, arteria pedonale del centro storico di Recanati, che ti tornano alle orecchie quelle frasi che hai sentito e ripetuto tra le file dei banchi di scuola, forse svogliatamente al tempo, quelle descrizioni del paesaggio che ora hai davanti agli occhi, lo sfumare di colline verso il mare, e forse apprezzi molto di più, ora che sei qui, quelle conosciute parole in rima. Per chi volesse approfondire… http://digilander.libero.it/interactivearchive/leopardi_infinito.htm Uscendo un’ultima occhiata alla scritta sotto l’orologio del cortile: “volat irreparabile tempus”, “effettivamente” ci viene da pensare.
Scendiamo ancora verso la Piazza Leopardi lungo la via centrale, ogni tanto deviamo sugli stretti vicoli laterali che danno su balconate affacciate sulla colline circostanti, spettacolo. Arrivati in piazza, proprio al centro, c’è la statua del poeta, con il capo un po’ chino, pensante o in cerca di ispirazione, così come hanno voluto immortalarlo, c’è il Palazzo del Comune e la Torre del Borgo merlata, sulla cima sventola la bandiera italiana su di uno sfondo di un azzurro intenso, infine una piccola giostra per bambini completa il quadro.
Nota di cronaca, vicino al bar del palazzo del Comune c’è pure il wifi gratuito, un’occasione in più per postare l’immagine di questa splendida cittadina marchigiana.
E’ pomeriggio inoltrato, da Recanati rientriamo verso il nostro alloggio al Centro Vacanze De Angelis a Marcelli, vicino Numana, dove programmeremo la giornata di domani alla scoperta delle Marche.
Per le famiglie viaggiatrici possiamo dire che la località è dotata di ampi spazi pedonali o a traffico limitato, adatta quindi ad una visita con i piccoli viaggiatori, segnaliamo sulla Via Calcagni, proprio a fianco del Teatro Persiani, un grande giardino con parco giochi, vicino ad un bar, cosa che non guasta per sedersi e tirare un po’ il fiato mentre i bambini si divertono giocando un po’.
Per gli amanti del poeta (http://www.leopardi.it/) non perdete la casa natale ed il Monte Tabor, quello del “sempre caro mi fu quest’ermo colle”.