Cambogia in famiglia, il diario di viaggio di una famiglia
Federica, mamma di due bimbi di 3 e 6 anni ci racconta il suo viaggio in Cambogia con Mauro la guida che ha accompagnato anche Fabio durante il suo viaggio in nel sud est asiatico. Ogni destinazione può essere family friendy se il viaggio viene organizzato tenendo conto delle esigente e necessità dei bambini
Il Diario di viaggio di Federica
20 gennaio 2019
A Gennaio con mio marito decidiamo che sarebbe bello portare i bambini di 3 e 6 anni in Cambogia. O meglio: a noi interessava in viaggio nel sud est asiatico dopo aver visto Tailandia e Laos, con visita ai templi cambogiani del complesso di Angkor Wat. Il dubbio atroce pero’ che mi ha assalito è stato: “ce la faranno i bambini a fare un viaggio del genere?!?” – cosa devo fare? aiutoooo.
Digito allora su Google “ cambogia bambini” e scopro un bellissimo sito e blog, Bambini con la Valigia, al cui interno scovo un articolo scritto da Mauro Brecevich (di cui puoi leggere qui l’intervista), triestino felicemente trapiantato in Cambogia da 8 anni.
Entro in contatto con Mauro, e confidente del blog e dell’articolo ci prepariamo alla spedizione. Ora, il viaggio è stato spettacolare e ben organizzato. Mauro ha previsto delle tappe significative e tempo a sufficienza per capire la cultura locale.
La Cambogia si è dimostrata un paese accogliente, sereno e a portata di bambini sempre ben accettati ovunque. Soprattutto il piccolo riceveva sorrisi e carezze da tutta la popolazione, con genuini slanci di disponibilità e accoglienza.
La parte nord dei templi , seppure impegnativa è stata facilmente superata poiché la nostra guida locale, Sumaly, era più di una semplice guida, era un babysitter favoloso, che si è spupazzato mio figlio sugli impervi gradini e tenuto a bada quando mamma e papà entravano in posti nei quali era troppo difficile la visita, come ad esempio presso la Scuola convertita a carcere durante il governo di PolPot.
20 giorni sono volati, immersi nella natura, senza problemi di cibo perché il riso e i noodles sono gestibili e quando non ne potevano più i bambini è stato fdacile trovare una pizza. La Cambogia è sicuramente un paese sottosviluppato, ma che ha arricchito tanto le nostre vite.
Un grazie a Mauro Brecevich e a Bambini con la valigia che me lo ha fatto conoscere.
Cambogia, alla scoperta di un mondo veramente diverso
La prima volta nel Sud Est Asiatico è qualcosa che ti cambia la vita, ti modifica la prospettiva del mondo che hai avuto sino a quel momento. Il mio primo impatto con l’Asia è stato una ventata d’aria calda quando hanno aperto il portellone del Boing all’aeroporto di Ho Chi Minh, Saigon, per i nostalgici. Eravamo in sosta tecnica in Vietnam, prima dell’ultima tratta verso Phnom Penh in Cambogia, è stata una cosa incredibile passare dei 16 gradi interni medi dell’aereo della compagnia Qatar, ancora non so perché tengono questa temperatura interna da brivido, ai 35 e passa dell’esterno, un’aria calda e umida, ricca di odori del sud est asiatico, mentre sullo sfondo, oltre le piste della stazione, si intravedevano le prime case dai colori tra l’azzurro ed il verde chiaro della grange città che avevamo appena sorvolato.
All’aeroporto di Phnom Penh dopo circa un’oretta di volo da Ho Chi Minh, era già preparato alla botta di caldo, non ero preparato agli odori, veramente intensi, tutto addosso appena oltrepassata la porta a vetri degli arrivi. Phnom Penh si presenta a chi scende dall’aereo come un gran casino inizialmente, è la parola giusta. Casino al banco per fare il visto dove non c’è fila e non capisci se una volta consegnato il passaporto mai lo riavrai indietro, ma è solo un brutto pensiero instillato dalle facce poco amichevoli degli ufficiali in divisa dietro il banco, probabilmente annoiati da questo lavoro così noioso. Casino al parcheggio dove tanti si offrono di portarti con tutti i mezzi possibili, taxi, tuk-tuk, mototaxi (ho scoperto anche questo in Sud Est Asiatico). Casino appena entri nel traffico, motorini contromano, sorpassi da brivido, tutti che vanno dappertutto, agli incroci i veicoli si affrontano come le formiche fuori dal formicaio, piano piano, quando incontri un altro ti sposti tu o si sposta lui, così si evita il botto. Io l’ho fatta sul sedile posteriore di una motocicletta, zaino in spalla.
Incredibile è anche l’impatto con la grande città. A Phnom Penh Cambogia non ci sono marciapiedi, o meglio ci sono, ma sono di esclusivo dominio dei negozi. Già dalla periferia della città sono ingombri di merci di ogni tipo, motori usati che vengono smontati proprio lì sul marciapiede, negozi di elettronica stracolmi, i marciapiedi in fronte, di altoparlanti dalle dimensioni smisurate e luci stroboscopiche, drogherie, negozi d’oro e cambio valuta, il distributore di benzina abusivo con le bottiglie di vetro, c’è tutto a Phnom Penh, mancano solo i marciapiedi per camminare.
Dormire in una guest house di Phnom Penh in Cambogia a 6 dollari a notte? Fatto. Nel prezzo c’è anche il ventilatore che non stacchi mai, le lenzuola, spesso abbastanza usurate, una tv che non ho guardato, un bagno con il vaso con doccetta in sostituzione del bidet e solo acqua a temperatura ambiente, tanto saranno 35 gradi, che ti serve l’acqua calda? Il surplus, sempre a 6 dollari a notte è qualche scarafaggio sulle scale ed il geco che ti salta fuori dallo zaino, qualche grido alla notte che ti sveglia di soprassalto, il wifi che invece inaspettatamente funziona.
Viaggiare su un bus per 9 ore nel Sud Est Asiatico? Fatto. La Cambogia l’ho girata in bus, più di 1200 chilometri sulle polverose strade del paese, da Phnom Penh a Siem Reap, Battambang, Kompong Chhnang, sino a Sihanoukville e Kampot, poi ritorno nella capitale. Ho viaggiato con diverse compagnie, Capitol, Sorya, Giant Ibis, lo stile di tutte è tre è molto simile, l’ultima forse riserva un po’ più di attenzione, ma la rottura del climatizzatore nel viaggio di ritorno a Phnom Penh l’ha fatta riprecipitare nella media delle altre tre.
Il viaggio in bus comincia alla stazione del bus, quella della Capitol è situata all’angolo di fronte il Bamboo market. Abbastanza casino anche qui. Un gran vociare, i banchetti in legno usurati dove fare il biglietto, mi raccomando in anticipo per non rischiare di restare a terra, la voce dell’altoparlante che chiama le partenze, la gente che si affretta a caricare ogni sorta di merce nel portabagagli del bus, sacchi di riso, pacchi massacrati dai precedenti viaggi, vestiti in borse di plastica, il mio zaino, sperando di ritrovarlo a destinazione.
Quando si monta su un bus in Cambogia comincia la vera esperienza, grandi pullman decorati con tendine drappeggiate sui finestrini, qualche poster o statuetta di divinità sul parabrezza. C’è l’autista e l’aiuto autista, il secondo non si sa bene a cosa serva, di fatto è quello che chiude “bene” la porta perché senza di lui resta aperta, scende alle fermate a caricare i bagagli, intrattiene il driver con le chiacchiere. Il viaggio è affascinante per i primi 100 km, poi diventa un po’ noioso, il paesaggio è molto simile anche se affascinante con la lunga serie di case su pali, i ristoranti di ragni, le strade molto polverose, a tratti sterrate, tanto che talvolta c’è da indossare la mascherina per la polvere. L’autogrill in Cambogia è una specie di capannone con una specie di banco buffet dove scegliere le pietanze tra diverse proposte di riso e carne e sedersi ai lunghi tavoli a mangiare. Quando è il momento di ripartire l’autista suona il clacson e ricomincia l’avventura. Il viaggio in bus è anche scoprire come si viaggia in Cambogia, con la gente sul tetto delle automobili e le merci all’interno, in 4 sullo scooter, con carichi improbabili e sproporzionati messi in equilibrio su mezzi realmente miseri e apparentemente incapaci di trasportare tutto quel peso o volume. Il viaggio in bus è anche il karoke in lingua kmer per 9 ore, tanto che alla fine conosci a memoria tutte le storie struggenti di adolescenti in vestiti molto colorati abbandonati da altre adolescenti infatuate dal cattivo di turno, tutto condito di scene strappalacrime in stile romanza napoletana.
I mercati della Cambogia sono la faccia vera di questo paese. E’ qui che sin dal mattino i banchi pullulano di gente che viene a procurarsi il cibo ma anche il vestiario, gli oggetti di ogni giorno. Il mercato è innanzitutto odore e caldo. Odore che arriva dai banchi della macelleria dove gli animali come oche e galline sono tenute a gruppi legate per il collo (duro da vedere e da comprendere) e macellate a terra, dove sangue ed altro scorre sul pavimento, nemmeno un frigo in giro. Ma anche dalla zona del pesce, tenuto in bacinelle di metallo sul pavimento o sui banchi rialzati dove siede anche la venditrice (in genere donna) a gambe incrociate, lei tra la mercanzia. Mentre parla e ride con la vicina di banco di questo con la macchina fotografica (io), un pesce salta fuori dalla padella e finisce nella canaletta, insieme ad altro sangue, sporcizia. Tutte queste scene avvengono in un’atmosfera fumosa, si cuoce sempre qualcosa al mercato, con i raggi di luce che filtrano da teli di plastica e tessuto appesi al soffitto, gran vociare, risa e grida, bambini che giocano inseguendosi tra i banchi, vecchiette sdentate che propongono verdure appoggiate a terra. Nella zona abbigliamento lo scenario non è così odoroso ma ugualmente diverso dall’occidentale, gli spazi tra le bancarelle sono ristretti, c’è merce appesa ed appoggiata ovunque, manco chi ti vende le ciabatte riesce a trovarti il numero giusto, e la contrattazione è uno standard. Atmosfera tipica del sud est asiatico che non ti dimenticherai mai, neppure per l’odore che ti rimane sui vestiti al mercato dei granchi di Kep, dove gli animaletti sono tenuti vivi in mare in ceste di bamboo, tirati fuori dall’acqua per essere scelti dagli acquirenti, poi poverini messi in acqua bollente su grandi stufe a legno seduta stante.
Il tuk-tuk in Cambogia è il mezzo tipico di spostamento e forse quello più indicato per apprezzare al meglio la Cambogia. Su queste motorette con traino e conduttore ho girato molto nelle tappe del viaggio, intere giornate. E’ stata un’esperienza rilassante e piacevole, la velocità non è elevata e puoi apprezzare il paesaggio, puoi chiedere di fermarsi quando ti pare per fare una foto, mettere le gambe in alto o toglierti le ciabatte per goderti il viaggio, usare il frighetto del driver per tenere le bibite in fresco. In più il costo non è eccessivo, dai 15 ai 20 dollari per tutta la giornata, e se sei fortunato, come lo sono stato io, trovi un conduttore che ti racconta un po’ della località, ti porta nei posti giusti, ti aspetta il tempo necessario, ma soprattutto magari ti racconta qualcosa della sua terra, della sua vita in un paese che ha avuto un passato molto difficile, e questo forse è il regalo più grande che ricevi per quella manciata di dollari.
Altre stranezze? La pizzeria a domicilio, le barre di ghiaccio invece dei frigoriferi, il latte che arriva dalla Tailandia in moto-trasporto, La Cambogia è decisamente un mondo a parte che merita di esser visto.
Come affrontare al meglio un viaggio in Cambogia in famiglia con i bambini
La Cambogia è un paese da conoscere, esplorare, la magia dei templi, la cultura Khmer, il mare e le isole tropicali da favola. Nel contempo un viaggio in Cambogia non è facile da affrontare con i bambini, o meglio è necessario prepararsi un pochino, vediamo come.
Non pensate di venire in Cambogia da backpackers con bimbi al seguito, non è il caso. Sebbene i bambini possano essere abituati a viaggiare la vita con lo zaino in spalla è un po’ duretta per i piccoli perciò secondo me è da mediare, un po’ di viaggio avventuroso, un po’ più tradizionale.
Clima e vestiario in Cambogia. In Cambogia fa caldo, se non venite durante la stagione delle piogge lasciate inutili giubbotti e pantaloni lunghi a casa, solo peso in valigia, qui si vive bene in shorts, maniche corte e flip flop, procuratevi invece un cappellino per il sole, soprattutto per i piccoli. All’arrivo sentirete un aria pesantina, caldo ed odori, abituatevi, è l’Asia.
Volo in Cambogia
E’ lunghetto e probabilmente dovrete fare uno o due stop. Con Qatar ad esempio sono 6 ore fino a Doha, poi 8 ore fino a Ho Chi Minh (Saigon) in Vietnam, ed ancora un’ora per Phnom Penh, tutto oltre le pause per il cambio volo. Cercate di fare riposare i bambini il più possibile, valgono le solite regole per i voli lunghi, portarsi passatempo e giochi. Durante il volo cercate di cominciare a spostare gli orari anticipando magari l’ora della nanna prima all’andata, andrete incontro alle 5 ore di differenza con l’Italia. In uno o due giorni non sentirete più l’effetto Jet Lag.
Come muoversi in Cambogia
Arrivati a Phnom Penh sarete sopraffatti dal grande traffico, taxi o tuk-tuk verso l’hotel sono le due opzioni disponibili (7/8$ il secondo, 18$ il primo), il tuk-tuk divertirà particolarmente i piccoli, attenzione ai bagagli, appoggiateli sul pavimento tra le gambe, sempre in vista davanti a voi, talvolta avvengono degli scippi come in tutte le grandi città. Per i lunghi percorsi sconsiglio il bus, seppure ci sono alcuni servizi di qualità come quelli forniti da Giant Ibis 6 o 8 ore di bus per me sono tante per un bambino in vacanza, forse meglio optare per i servizi di taxi o i voli interni (si trovano in promozione sui 40$, circa 60$ se avete anche un bagaglio da stiva questo è il sito in inglese di una compagnia aerea locale), più costosi ma molto più veloci. In Cambogia non ci sono i treni passeggeri ma solo merci purtroppo.
Noleggio auto o moto. Pare che non sia possibile noleggiare auto in Cambogia, almeno sembra che nessun turista lo faccia per problemi di patente internazionale. E’ diffuso invece il noleggio di moto e scooters, attenzione al problema della patente, chiedete magari informazioni in hotel prima di avventurarvi in fastidi con la polizia.
A Siem Reap, come a Battambang o Kompot una giornata intera di tuk-tuk al vostro servizio va sui 15-20$.
L’hotel in Cambogia
Più alta è la categoria migliore sarà il servizio, inevitabilmente, gli hotel di lusso non mancano, la catena Sokha Hotels ad esempio, ma se non volete spendere un sacco (e talvolta è davvero tanto) alcune guest house ed ostelli di qualità per flashpackers potrebbero essere una buona alternativa ed un luogo divertente per la famiglia, specie se dispongono di piscina, il Base Villa a Phnom Penh ad esempio a 20$ la doppia magari con un lettino aggiunto, o il Mad Monkey (anche a Kampot e Siem Reap), 24$ e 30$ rispettivamente la tripla e la family room.
Cosa vedere in Cambogia
Qualcosa a Phnom Pen come la residenza reale e la Silver Pagoda, i templi di Angkor (immancabili a 40$ per 3 giorni di visita – anche qui vi fanno la foto e dovete mostrare il pass ad ogni accesso – questo è il sito in inglese dell’Unesco dove si parla di Angkor), un paio di notti a Battambang, uno stop al villaggio dei pescatori di Kompong Chhnang (prendete una barchetta condotta a remi per 15/20$ e fatevi condurre all’interno del villaggio, no barche turistiche collettive dove si vede tutto da fuori) e poi il mare di Sihanoukville e quello delle isole tropicali, una toccata se riuscite ancora a Kampot e Kep (per il mercato dei granchi), direi in totale 10 o 11 notti (oltre ad un paio di giorni per arrivare e rientrare) sono sufficienti per non distruggersi e godersi un po’ di mare alla fine, ottima conclusione per il vostro viaggio in Cambogia.
Salute e alimentazione in Cambogia
Meglio dotarsi di una assicurazione di viaggio, indiscutibile. Non ci sono problemi a trovare medicine sul luogo ed è pieno di farmacie, talune aperte anche fino a tardi e durante le feste. Meglio portarsi dietro un po’ di Tachipirina, Ibuprofene (moment o generico), pomata per le punture di insetti anche se a dir la verità non ce ne sono tanti come immaginavo, Imodium o generico (anche se non berrete acqua dal rubinetto, rinuncerete al ghiaccio e starete attentissimi a tutto quello che mangerete, uno o più incontri spiacevoli con la toilette sono presumibili, perciò meglio prevenire specie se avete spostamenti in programma, un antibiotico generico potrebbe non esser male da avere nello zaino.
Qui si trova di tutto da mangiare, dalle specialità locali come il Luk Lak, riso con carne, scegliete voi se pollo o manzo, uova e spezie, ma anche riso saltato in padella con pollo o manzo, e mille altre specialità locali, il costo di un luk lak, a seconda del locale va da un paio di dollari a 5$, una birra, Cambodia ed Angkor le birre locali, circa 1 $, l’acqua in bottiglia da 500ml da 0,25$ a 050$. Io al mattino ho bevuto spesso the freddo in bottiglia, costo 3000 Rial, circa 0,75$, o un caffé freddo a 1$. La frutta è buona, una fruit salad (un piattino di frutta fresca) in un luogo turistico viene dai 2 ai 3$, mango, pitahaya, banane, anguria sono la fine del mondo quando fa caldo, specialmente per i bimbi.
Documenti in Cambogia
Per entrare in Cambogia serve il visto, lo potete comodamente fare in aeroporto seguendo il flusso della gente ed una disordinata fila, ad un banco prendono il vs passaporto, all’altro ve lo restituiscono con il visto chiamandovi per nome (non cognome, divertente no?), sono da pagare 30$ cad. Già in aeroplano vi faranno compilare alcuni questionari (dogana, visto, informazioni sanitarie e di contatto) in inglese (ripassate magari prima di partire), vedete di avere una penna con voi e non fare come me che ho dovuto supplicare al vicino che me la presti 🙂 Al controllo di frontiera, sempre in aeroporto, vi prenderanno le impronte digitali (prima 4, poi il pollice per ciascuna mano) e vi fotograferanno, toglietevi cappelli o berrettini e non serve sorridere 🙂 Benvenuti in Cambogia! Quando si arriva in hotel è uso presentare il passaporto, ve lo restituiranno poco dopo aver preso i dati o fatto una copia.
La moneta in Cambogia
In questo paese si usa un sistema un po’ strano per pagare, Dollari e Rial contemporaneamente. Praticamente, a causa dell’inflazione, si usano i Dollari per le cifre più grosse (anche 2, 3 dollari) e i Rial per il resto. Nel 2015, all’epoca del mio viaggio, 1 dollaro corrispondeva a 4000 Rial, è sufficiente fare il conto o dotarsi di una calcolatrice portatile. Il contante è diffusissimo, spesso si accettano pagamenti anche con le carte, attenzione a non usare carte di credito in posti poco affidabili durante il vostro viaggio in Cambogia.
La guida turistica in Cambogia.
Mi dispiace un po’ dirlo ma la Lonely Planet (non ho provato le altre) non serve molto per la Cambogia, le indicazioni sono generiche e di nessun aiuto per le famiglie, si trova forse molto di più su internet. Faccio un esempio, la guida riportava che non è possibile entrare nelle pagode e templi se le maniche della magliette non sono oltre il gomito e i pantaloncini corti sotto il ginocchio, a me in 20 giorni nessuno ha sollevato alcun problema, ed ero sempre fuori misura con i vestiti. Trovarsi una guida italiana per i templi di Angkor Wat può essere una buona soluzione per comprendere meglio quello che si vede, potete contattare il mio amico Mauro che vive su posto e parla anche lo Khmer, date un’occhiata alla pagina sul nostro sito .
La Cambogia è possibile anche con i bambini, certamente, ne ho visti tanti e molto allegri, di tutte le nazionalità, un paese ricco di storia ed attrazioni che renderanno il vostro viaggio in Cambogia speciale, come lo è stato il mio.
Questa piccola cittadina a nord della Cambogia, poco distante dalla frontiera con la Tailandia, è una meta da non perdere durante un tour del paese. Una notte secondo me è poco, anche perché gli spostamenti (specie se in bus) sono stancanti, due o anche tre mi sembra il giusto compromesso.
Il centro di Battambang è carino, sto parlando degli isolati più vicini al fiume, quelli del quartiere coloniale francese, molto è rimasto del tempo, qualcosa è cambiato. Interessante vedere la stazione dei treni anni 20 con l’orologio fermo sulle 8.02 ma non è quello che mi ha fatto innamorare di questa città. Prenoto il tuk-tuk dallo stesso driver che mi aveva portato in hotel, concordo 15$ per tutto il giorno, appuntamento alle 9 del mattino successivo.
Il mio giro di Battambang comincia dal Palazzo del Governatore, realizzato nel 1830 da un architetto italiano fatto venire da Bangkok per l’occasione, non sono riuscito a trovare il nome ma mi faccio un nodo al fazzoletto per aggiungerlo. L’edificio, dichiara impronta classica e con un curatissimo giardino tutto attorno, è un gran bel vedere e di distingue nettamente dal circondario, perfetta una foto dal ponte pedonale di fronte all’ingresso.
Pik Kun, il mio driver, mi porta ad una rotonda nel mezzo della quale spicca una statua gigantesca di una divinità seduta, nella leggenda sarebbe il cuoco di un antico esercito, per qualche motivo aveva perso il suo bastone magico, oggi viene ancora adorato dalla comunità indù con numerose offerte in cibo. Il suo nome è Battambang (da lui il nome della città) e significa colui che ha perso il bastone.
Prendiamo una strada di campagna e tra abitazioni tipiche su pali di legno, risaie, bufali ai lati della strada, ci avviamo verso il Bamboo Train. Qui ad una vecchia stazione di Polizia ci attende un ufficiale, o almeno sembra tale, che con aria altrettanto ufficiale ci presenta la particolarissima ferrovia. Pedane di circa 3 x 2 metri, realizzate in legno e bamboo, montate su carrellini metallici e dotate di un piccolo motore a scoppio, sono il vagone ferroviario. Sono solo perciò il costo è di 10$, due persone dovrebbero pagare uguale, mi siedo davanti a gambe incrociate, il motore inizia a scoppiettare e via lungo i binari più o meno paralleli.
La sensazione di correre su questa strana vettura in mezzo alle risaie è divertente, l’aria in faccia, il rumore dei binari e pure qualche scossone di troppo che mi fanno un po’ filare sulla sicurezza del viaggio… Arrivo alla stazione in circa 15 minuti dove ci sono alcuni banchetti che, come al solito, ti voglio vendere di tutto, persone simpatiche comunque, sempre sorridenti, pausa di circa 10 minuti e dietro front, via di nuovo verso la partenza. Interessante lungo il percorso il panorama dei campi di riso, alcuni ponticelli in legno, la vegetazione verso la stazione di partenza.
Di nuovo tuk-tuk, e nuovamente il panorama rurale dei dintorni di Battambang, alcuni alberi con dei fiori rossi sono uno spettacolo entusiasmante sulla strada verso il Banan Temple. A destinazione pago 3$ per il biglietto, che comprende l’accesso anche ad un’altra attrazione e mi trovo di fronte ad una lunghissima ed abbastanza impervia scalinata bordata da due lunghissime balaustre con il serpente Naga, conduce al tempio, non c’è altra via, 36° all’ombra, mi dico buona fortuna e comincio l’ascesa!
Alla sommità ci arrivo con il fiatone ma lo spettacolo che si para davanti ai miei occhi è qualcosa di speciale, le cinque torri del tempio pre Angkoriano ed il panorama che si gode da quassù sulla grande pianura cambogiana sono un compenso adeguato. La sensazione è quella di armonia, tra queste pietre millenarie e le palme, intorno la foresta, dove è meglio non addentrarsi un po’ per la presenza di animali come serpenti ma soprattutto per la possibile presenza di mine, questo settore al confine con la Tailandia ne è ancora infestato.
La discesa è certamente più agevole della salita, ma comunque impegnativa a causa dell’altezza dei gradini. Tempo per godermi una bottiglia di acqua fresca (a 1000 Real pari a 0,25$) presa in uno dei tanti banchetti, ci sono ovunque ed hanno dei grandi frighi rossi poggiati a terra dove navigano bibite di ogni tipo dove ti puoi scegliere quello che vuoi.
Ancora sulla strada, questa volta verso la Tailandia, destinazione Phnom Sampeau. Il tuk-tuk di Pik Kun ha un problema al motore, mi porta a casa sua dove cambiamo mezzo e monto sul suo scooter. Pik Kun mi spiega che lui è nato e cresciuto in questa terra, mi spiega che a causa della povertà la gente ha sempre mangiato di tutto, ecco il perché dei banchetti ai lati della strada dove si vendono scarafaggi fritti o topi alla griglia, mi fermo a guardare, ma non ho il coraggio di assaggiare. Non mi sento ancora così sufficientemente local da provarci.
Alla base della montagna lasciamo lo scooter e ci avviamo a piedi. Faccio scorta di acqua, ne bevo più di 5 litri al giorno, il caldo è pesante, io non sono un atleta ed in salita sento la fatica. La prima tappa è al luogo del genocidio, questo posto racconta una storia molto triste, qui i Khmer Rossi, mi racconta Pik Kun che è voluto venire anche lui perché ci tiene a raccontarmi la sua terra e le vicende che ha vissuto in prima persona a partire dai 4 anni, hanno ucciso molte persone, in genere quelle con maggiore cultura, come insegnanti, dottori, li spingevano sino sull’orlo di una voragine e li buttavo giù da un altezza di circa 20 metri, spesso senza sprecare una pallottola, chi non moriva per la caduta veniva finito dentro la grotta e poi buttato là, insieme agli altri, in cataste di cadaveri. Dentro la grotta un grande Buddha disteso fa compagnia ad un mucchio di teschi ed ossa varie, testimonianza di un genocidio incredibile.
Esco da questo luogo con lo stessa sensazione che mi hanno lasciato i campi di sterminio in Germania, le foibe a Trieste, gli ossari della Prima Grande Guerra, perché, mi chiedo solo perché.
Ancora una salita, questa volta verso la bellezza. Sono le scimmie che escono dal bosco a darmi il benvenuto alla pagoda sulla cima del monte. Sembrano tranquille, giocano e si lasciano riprendere, Pik Kun mi ricorda di non avvicinarmi con cibo alla mano, potrebbero diventare aggressive, in effetti mentre riprendo una da vicino con la fotocamera mi mostra tutti i denti non proprio con gentilezza 🙁
La pagoda in cima alla montagna è un pullulare di statue e decorazioni dorate, ma quello che mi affascina maggiormente è il panorama, mozzafiato, una distesa infinita intervallata da palme e canali, questo è il territorio di Battambang, questa è la Cambogia rurale.
Scendiamo, riprendiamo la moto e Pik Kun mi accompagna al mio hotel, non prima di prendere il biglietto del bus per domani, è da ricordarsi di prenderlo sempre un giorno in anticipo! Un’altra giornata in Cambogia, un altro giorno di viaggio in questo paese del sud est asiatico, un altro tassello nella mia esperienza di vita, che altro non è se non un grande viaggio.
PS. Il tour di Battambang è fattibilissimo anche con i bambini, se fa molto caldo non affaticateli e magari visitate solo un tempio. Sul bamboo train di Battambang si divertiranno come matti! Magari vedete di avere sempre dell’acqua fresca con voi e di proteggere la testa con un cappellino.