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Cambogia, viaggio a sud est

cambogia

Cambogia, alla scoperta di un mondo veramente diverso

La prima volta nel Sud Est Asiatico è qualcosa che ti cambia la vita, ti modifica la prospettiva del mondo che hai avuto sino a quel momento. Il mio primo impatto con l’Asia è stato una ventata d’aria calda quando hanno aperto il portellone del Boing all’aeroporto di Ho Chi Minh, Saigon, per i nostalgici. Eravamo in sosta tecnica in Vietnam, prima dell’ultima tratta verso Phnom Penh in Cambogia, è stata una cosa incredibile passare dei 16 gradi interni medi dell’aereo della compagnia Qatar, ancora non so perché tengono questa temperatura interna da brivido, ai 35 e passa dell’esterno, un’aria calda e umida, ricca di odori del sud est asiatico, mentre sullo sfondo, oltre le piste della stazione, si intravedevano le prime case dai colori tra l’azzurro ed il verde chiaro della grange città che avevamo appena sorvolato.

All’aeroporto di Phnom Penh dopo circa un’oretta di volo da Ho Chi Minh, era già preparato alla botta di caldo, non ero preparato agli odori, veramente intensi, tutto addosso appena oltrepassata la porta a vetri degli arrivi. Phnom Penh si presenta a chi scende dall’aereo come un gran casino inizialmente, è la parola giusta. Casino al banco per fare il visto dove non c’è fila e non capisci se una volta consegnato il passaporto mai lo riavrai indietro, ma è solo un brutto pensiero instillato dalle facce poco amichevoli degli ufficiali in divisa dietro il banco, probabilmente annoiati da questo lavoro così noioso. Casino al parcheggio dove tanti si offrono di portarti con tutti i mezzi possibili, taxi, tuk-tuk, mototaxi (ho scoperto anche questo in Sud Est Asiatico). Casino appena entri nel traffico, motorini contromano, sorpassi da brivido, tutti che vanno dappertutto, agli incroci i veicoli si affrontano come le formiche fuori dal formicaio, piano piano, quando incontri un altro ti sposti tu o si sposta lui, così si evita il botto. Io l’ho fatta sul sedile posteriore di una motocicletta, zaino in spalla.

cambogia pompa benzia

Incredibile è anche l’impatto con la grande città. A Phnom Penh Cambogia non ci sono marciapiedi, o meglio ci sono, ma sono di esclusivo dominio dei negozi. Già dalla periferia della città sono ingombri di merci di ogni tipo, motori usati che vengono smontati proprio lì sul marciapiede, negozi di elettronica stracolmi, i marciapiedi in fronte, di altoparlanti dalle dimensioni smisurate e luci stroboscopiche, drogherie, negozi d’oro e cambio valuta, il distributore di benzina abusivo con le bottiglie di vetro, c’è tutto a Phnom Penh, mancano solo i marciapiedi per camminare.

Dormire in una guest house di Phnom Penh in Cambogia a 6 dollari a notte? Fatto. Nel prezzo c’è anche il ventilatore che non stacchi mai, le lenzuola, spesso abbastanza usurate, una tv che non ho guardato, un bagno con il vaso con doccetta in sostituzione del bidet e solo acqua a temperatura ambiente, tanto saranno 35 gradi, che ti serve l’acqua calda? Il surplus, sempre a 6 dollari a notte è qualche scarafaggio sulle scale ed il geco che ti salta fuori dallo zaino, qualche grido alla notte che ti sveglia di soprassalto, il wifi che invece inaspettatamente funziona.

traffico cambogia

Viaggiare su un bus per 9 ore nel Sud Est Asiatico? Fatto. La Cambogia l’ho girata in bus, più di 1200 chilometri sulle polverose strade del paese, da Phnom Penh a Siem Reap, Battambang, Kompong Chhnang, sino a Sihanoukville e Kampot, poi ritorno nella capitale. Ho viaggiato con diverse compagnie, Capitol, Sorya, Giant Ibis, lo stile di tutte è tre è molto simile, l’ultima forse riserva un po’ più di attenzione, ma la rottura del climatizzatore nel viaggio di ritorno a Phnom Penh l’ha fatta riprecipitare nella media delle altre tre.
Il viaggio in bus comincia alla stazione del bus, quella della Capitol è situata all’angolo di fronte il Bamboo market. Abbastanza casino anche qui. Un gran vociare, i banchetti in legno usurati dove fare il biglietto, mi raccomando in anticipo per non rischiare di restare a terra, la voce dell’altoparlante che chiama le partenze, la gente che si affretta a caricare ogni sorta di merce nel portabagagli del bus, sacchi di riso, pacchi massacrati dai precedenti viaggi, vestiti in borse di plastica, il mio zaino, sperando di ritrovarlo a destinazione.
Quando si monta su un bus in Cambogia  comincia la vera esperienza, grandi pullman decorati con tendine drappeggiate sui finestrini, qualche poster o statuetta di divinità sul parabrezza. C’è l’autista e l’aiuto autista, il secondo non si sa bene a cosa serva, di fatto è quello che chiude “bene” la porta perché senza di lui resta aperta, scende alle fermate a caricare i bagagli, intrattiene il driver con le chiacchiere. Il viaggio è affascinante per i primi 100 km, poi diventa un po’ noioso, il paesaggio è molto simile anche se affascinante con la lunga serie di case su pali, i ristoranti di ragni, le strade molto polverose, a tratti sterrate, tanto che talvolta c’è da indossare la mascherina per la polvere. L’autogrill in Cambogia è una specie di capannone con una specie di banco buffet dove scegliere le pietanze tra diverse proposte di riso e carne e sedersi ai lunghi tavoli a mangiare. Quando è il momento di ripartire l’autista suona il clacson e ricomincia l’avventura. Il viaggio in bus è anche scoprire come si viaggia in Cambogia, con la gente sul tetto delle automobili e le merci all’interno, in 4 sullo scooter, con carichi improbabili e sproporzionati messi in equilibrio su mezzi realmente miseri e apparentemente incapaci di trasportare tutto quel peso o volume. Il viaggio in bus è anche il karoke in lingua kmer per 9 ore, tanto che alla fine conosci a memoria tutte le storie struggenti di adolescenti in vestiti molto colorati abbandonati da altre adolescenti infatuate dal cattivo di turno, tutto condito di scene strappalacrime in stile romanza napoletana.

mercato cambogia

I mercati della Cambogia sono la faccia vera di questo paese. E’ qui che sin dal mattino i banchi pullulano di gente che viene a procurarsi il cibo ma anche il vestiario, gli oggetti di ogni giorno. Il mercato è innanzitutto odore e caldo. Odore che arriva dai banchi della macelleria dove gli animali come oche e galline sono tenute a gruppi legate per il collo (duro da vedere e da comprendere) e macellate a terra, dove sangue ed altro scorre sul pavimento, nemmeno un frigo in giro. Ma anche dalla zona del pesce, tenuto in bacinelle di metallo sul pavimento o sui banchi rialzati dove siede anche la venditrice (in genere donna) a gambe incrociate, lei tra la mercanzia. Mentre parla e ride con la vicina di banco di questo con la macchina fotografica (io), un pesce salta fuori dalla padella e finisce nella canaletta, insieme ad altro sangue, sporcizia. Tutte queste scene avvengono in un’atmosfera fumosa, si cuoce sempre qualcosa al mercato, con i raggi di luce che filtrano da teli di plastica e tessuto appesi al soffitto, gran vociare, risa e grida, bambini che giocano inseguendosi tra i banchi, vecchiette sdentate che propongono verdure appoggiate a terra. Nella zona abbigliamento lo scenario non è così odoroso ma ugualmente diverso dall’occidentale, gli spazi tra le bancarelle sono ristretti, c’è merce appesa ed appoggiata ovunque, manco chi ti vende le ciabatte riesce a trovarti il numero giusto, e la contrattazione è uno standard. Atmosfera tipica del sud est asiatico che non ti dimenticherai mai, neppure per l’odore che ti rimane sui vestiti al mercato dei granchi di Kep, dove gli animaletti sono tenuti vivi in mare in ceste di bamboo, tirati fuori dall’acqua per essere scelti dagli acquirenti, poi poverini messi in acqua bollente su grandi stufe a legno seduta stante.

cambogia pizzeria

Il tuk-tuk in Cambogia è il mezzo tipico di spostamento e forse quello più indicato per apprezzare al meglio la Cambogia. Su queste motorette con traino e conduttore ho girato molto nelle tappe del viaggio, intere giornate. E’ stata un’esperienza rilassante e piacevole, la velocità non è elevata e puoi apprezzare il paesaggio, puoi chiedere di fermarsi quando ti pare per fare una foto, mettere le gambe in alto o toglierti le ciabatte per goderti il viaggio, usare il frighetto del driver per tenere le bibite in fresco. In più il costo non è eccessivo, dai 15 ai 20 dollari per tutta la giornata, e se sei fortunato, come lo sono stato io, trovi un conduttore che ti racconta un po’ della località, ti porta nei posti giusti, ti aspetta il tempo necessario, ma soprattutto magari ti racconta qualcosa della sua terra, della sua vita in un paese che ha avuto un passato molto difficile, e questo forse è il regalo più grande che ricevi per quella manciata di dollari.

Altre stranezze? La pizzeria a domicilio, le barre di ghiaccio invece dei frigoriferi, il latte che arriva dalla Tailandia in moto-trasporto,  La Cambogia è decisamente un mondo a parte che merita di esser visto.

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