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Un castello che rappresenta il mito dei Cavalieri di Malta

Entrare a Castel Sant’Angelo é come entrare nella storia, dalla porta principale.

Questo luogo per me é sempre stato un mito per una serie di motivazioni. Saranno stati due libri che ho letto sull’assedio dell’isola da parte degli ottomani nel 1565 ( L’assedio di Malta 1565 di Fabrini Rolando e Finché morte non ci riunirà di Matteo Freddi), sarà perché il castello non é aperto al pubblico, sarà che il mito dell’Ordine permane in quanto tutt’oggi sede dei Cavalieri di San Giovanni, anche detti di Malta, ma per me rappresenta uno di quei luoghi speciali, ricchi di significato.

Per questo motivo, quando ci è stata proposta di effettuare una visita con alcune foto non abbiamo potuto rifiutare. Il castello é situato all’estremità protesa sul mare della penisola di Vittoriosa, cittadina in fronte a Valletta che ha preso il nome proprio a seguito dell’eroica resistenza all’attacco da parte delle truppe del Sultano ottomano. La location é qualcosa di affascinante, le alte mura, ingegnosamente scavate per metà nella roccia e per metà costruite con i blocchi di pietra ricavati dallo scavo stesso, fanno da contrasto al mare di un azzurro intenso ed alla vicina marina che ospita stupendi e giganteschi yacht tirati a lucido.

La costruzione ha sempre rappresentato la sede del potere militare sull’isola, tanto che questa é stata l’ultimo baluardo ad essere lasciato dagli inglesi, prima di andarsene definitivamente, nel 1979. Dopo una prima rampa si entra dal cancello principale in un primo atrio dall’alto soffitto, proprio in fronte al visitatore c’è l’antico simbolo dei cavalieri inciso sulla roccia a ricordare chi é il padrone di casa, l’atmosfera é cupa, il grosso spessore dei muri mantiene l’aria fresca anche se fuori ci sono più di trenta gradi ed un sole cocente. I passaggi che conducono alla parte più alta sono dei corridoi pavimentati a salire larghi un paio di metri, coperti, perlomeno dove le volte non sono crollate a causa dei bombardamenti della seconda guerra mondiale. La parte centrale piana era concepita per permettere il passaggio dei cavalli, a lato dei gradini per agevolare la salita a piedi. La parte più alta é un susseguirsi di costruzioni di epoca diversa, qualcuna aggiunta dagli inglesi come il cinema/teatro, e poi dettagli come scale in pietra, mura, archi, bastioni con postazioni per le batterie di cannoni.

Sul piazzale principale, una enorme spianata sulla sommità della fortezza, un grande palazzo con un porticato ad archi, il settore della vecchia piscina, poi la scalinata che conduce al bastione più alto, ancora visibili le piattaforme dei cannoni smantellati, più in basso il grande serbatoio dell’acqua per resistere agli assedi. Affascinante aprire la botola della segreta dove la leggenda narra fosse tenuto il Caravaggio, prima nominato Cavaliere perché in fuga dall’Italia, poi imprigionato in questo luogo.

Ogni pietra, ogni passaggio racconta una storia diversa, me ne resterei qui tutto il giorno, a girovagare con mio figlio, anche lui patito di storia e di miti, a scoprire, ad esplorare, lasciare questo luogo mi mette un po’ di malinconia, ma il set é finito, si va.

Un’esperienza fantastica, uno di quei luoghi da scoprire, almeno una volta nella vita.

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