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Fortnite: perché si o perché no

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Pare che la moda degli ultimi tempi è quella di dare la colpa di ogni cosa ai videogames. Sento alla radio psicologi, pure di fama, collegare episodi di violenza inaudita, come l’ultimo del pensionato di Manduria malmenato da una baby gang, all’uso di giochi elettronici, mi chiedo poi su quale base, ossia se qualcuno ha informazione diretta che i colpevoli siano degli accaniti videogiocatori… sento attribuire episodi di bullismo di nuovo ai videogames, poi l’ultimo articolo che ho letto lanciava invettive contro Fortnite accennando al fatto che possa contribuire a elevare il rischio violenza nei bambini/ragazzi. Penso che stiamo proprio uscendo dai binari, in pratica stiamo esagerando, dimenticando altri fattori molto e forse più importanti.

Ci siamo forse dimenticati del disagio sociale, del fatto che molti bambini e ragazzi crescono in contesti molto pesanti, famiglie con gravi problemi, parlo di alcolismo, violenza in famiglia da parte degli adulti (mica saranno giocatori di Fortnite?), che magari la violenza la apprendono direttamente in strada quando vedono le gang spararsi addosso, o a casa quando assistono a scene che nessuno di noi vorrebbe vedere? Se non sappiamo e possiamo risolvere questi problemi dobbiamo trovare un colpevole e puntarci il dito contro?

La violenza nei videogames degli anni 80

Ho giocato da bambino con i soldatini armati fino ai denti, carri armati e cannoni, i cow boys avevano i fucili mentre gli indiani si difendevano con le frecce, con Big Jim che dava pugni premendo la schiena, con Mazinga Z che lanciava razzi. Poi sono cresciuto e da adolescente ho giocato con i primi video games, Super Mario se ne stava con il pugno alzato e distruggeva tutto quello che gli capitava a tiro, PackMan veniva tristemente mangiato dai fantasmini, mi divertivo a distruggere tutti gli alieni di Space Invaders mentre con Street Fighter si combatteva sino all’ultimo pugno e calcio. Nonostante questo training da marine sono arrivato a cinquanta anni abbastanza tranquillamente, senza aver ucciso né malmenato nessuno, anche se ho rischiato di essere picchiato da non amanti dei videogames. Sono un caso raro?

Fortnite e altri videogames: perché sì o perché no

Fortnite è un videogame a piattaforma aperta prodotto da Epic Games, significa che si può giocare con la Playstation o con il pc o altre consolle, è gratuito ma i contenuti aggiuntivi sono a pagamento. Detto questo è un videogioco suggerito per bambini/ragazzi sopra i 12 anni (Pegi 12) dove è possibile giocare in rete con altri giocatori. Nel gioco si spara, si rompono le cose con il martello, si salta, si corre e si fanno tante altre cose che normalmente si fanno in un videogame. Non c’è nessuna differenza nei gesti con molti videogame degli anni 80 e 90, certo è migliorata la grafica, ma le azioni “violente” sono sempre le stesse.

Si presume che un bambino, ormai ragazzo dato che va in seconda media (più o meno per tutti), a 12 anni sia in grado di discernere tra violenza da gioco e violenza nella vita reale, saper porre un limite alle proprie azioni, se non lo sa fare, evidentemente ha dei problemi, ma non è detto che derivino da Fortnite.

Sono dell’idea che si debba limitare l’uso dei videogiochi a favore di altre attività, controllare i bambini/ragazzi mentre giocano, limitare i possibili contatti in rete con persone sconosciute, ad esempio permettendogli di giocare solo con gli amici che conoscete anche voi.

I miei Fortnite sì:

  • è un gioco d’azione e di collaborazione tra membri dei team che stimola la cooperazione e il gioco di squadra
  • è un gioco che stimola la fantasia nella scelta dei personaggi e della strategia di gioco
  • è un gioco divertente che genera interazione tra ragazzi anche off line, un esempio sono i balletti di Fortnite
  • i ragazzi più grandi hanno la possibilità di giocare con altri ragazzi in tutto il mondo sviluppando l’inglese o le altre lingue

I miei Fortnite no:

  • non è possibile mettere in pausa il gioco sino al termine dell’azione, questo complica lo staccarsi dall’azione e, unitamente a tempi di gioco molto lunghi, può causare una forma di dipendenza (come in qualsivoglia altro videogame) se non controllato e limitato il tempo di gioco, ma il ruolo del genitore è anche questo

I miei suggerimenti per genitori di figli che vogliono giocare a Fortnite:

  • possibilmente rispettate l’età minima di 12 anni
  • date dei tempi massimi di gioco lasciando spazio ad altre attività
  • verificate sempre con chi giocano in rete
  • controllate gli acquisti dei contenuti aggiuntivi
  • provate a giocare anche voi, i vostri figli apprezzeranno e creerete un legame speciale con loro
  • spingete anche altri tipo di giochi da tavolo o questi ad esempio

Preciso che non sono un esperto di educazione ma un semplice genitore, mi farebbe piacere avere anche il vostro parere nei commenti.

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Fabio

Creatore di contenuti web, fotografo, blogger e soprattutto papà. Amo la luce del mattino e la colazione inglese, il mio libro preferito è Peter Pan nei Giardini di Kensington, casa è la mia isola che non c'è, sono curioso, molto curioso, non rinuncio alla pizza, mi piace sperimentare, esplorare e raccontare storie.

1 Comment

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    Cristina Redaelli says

    Ciao Fabio,

    grazie per quanto scrivi.
    Condivido i tuoi suggerimenti che utilizziamo anche nella nostra famiglia.
    A a casa nostra Matteo può giocare a Fortnite , si è impegnato però a seguire delle regole , questo ha creato un clima favorevole e molta serenità per tutti.
    C’è un limite di tempo giornaliero deciso, (noi abbiamo definito 40′ , al massimo 60′ nei giorni festivi) e si gioca in una determinata fascia oraria ( generata dallo dare priorità allo studio ed altri impegni e dalla necessità di essere presenti quando noi siamo con lui.)

    Un caro saluto a tutti voi. Cristina.

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