In cucina
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Condividere esperienze speciali

condividere esperienze cucina

Condividere ciò che è un’abitudine, può essere speciale

“Ma Giulia cosa stai facendo! Così si sporcano tutti e sporcano tutta la cucina!”

E  da quando sono piccoli, e per piccoli intendo piccolissimi, già prima dell’anno di eta’, che i miei bimbi scorrazzano in cucina aiutandomi a cucinare. Dapprima seduti sul seggiolone a impiastricciarsi con qualunque cibo, dalle verdure alla pasta della pizza, poi, da quando sono diventati un po’ più grandi, sono divenuti dei veri e propri aiuto cuoco. Ho sempre pensato che la cucina fosse il cuore della casa, dove non solo si condivide un piacere della vita come il cibo, ma è anche il luogo dove ci si ascolta, dove si può sperimentare assieme. Così nonostante le innumerevoli volte che a mia mamma venivano i capelli bianchi a vedere come era ridotta questa stanza della casa (farina ovunque), ho sempre insistito nel volere che i bimbi siano partecipi nel cucinare qualcosa assieme.

 

Cucinare con loro per me vuol dire stimolarli all’assaggiare cose nuove, a sperimentare ed a stimolare la fantasia. E’ vero, alcune volte le loro ricette inventate sono finite direttamente nella pattumiera, altre volte invece erano buonissime, ma perché limitarli e dirgli che non è per loro?

Ho imparato a fidarmi di loro, e anche se non gli è permesso avvicinarsi ai fuochi o tagliare con lame troppo taglienti, gli è permesso impastare, sminuzzare, cucinare con me vicino. Al papà, che pur sapendo cucinare qualcosa in questi momenti scappa, è lasciato il compito di assaggiatore ufficiale 🙂 Che i piatti siano belli o brutti, buoni o cattivi, ci scappa sempre un sorriso e un abbraccio, questa è la cosa che conta di più. Si cucina assieme per stare insieme, anche in famiglia.

cucinare torte

Per seguire questa loro grande passione abbiamo deciso di partecipare a una vera cooking session organizzata da Cameo a Casa Dolce Cameo nella sede storica dell’azienda, Desenzano sul Garda. Un’azienda di famiglia che mette il nucleo familiare al centro della propria mission con progetti educativi come questo. La ricetta da eseguire era il crumble, mai fatto prima! Siamo arrivati in quattro, ci siamo messi i grembiuli e ci siamo messi in gioco, ognuno nel suo ruolo, noi tre con le mani in pasta, papà Fabio con la fotocamera ad immortalare le nostre risate da cuochi in erba.

Con lo chef che spiegava ai marmocchi come e cosa fare. oltre ai vari passaggi da eseguire, ci siamo proprio divertiti. C’era chi aveva l’uovo più grande e l’impasto non era perfetto, chi di cucinare importava poco ma di pasticciare molto, chi cercava la perfezione. Su questo tavolo da cucina professionale, con tanto di grembiuli e cappelli da chef, i bambini erano tutti entusiasti, e i genitori ancora di più.

Ti dico solo che il grande che ha sempre pensato di fare l’archeologo ad un certo punto ha esordito con un “da grande voglio fare il cuoco”. Ho capito che seguire le loro passioni è importante forse ancor di più che inseguire le nostre, che in quei momenti di condivisione, non importa il risultato, ma la voglia di stare assieme, e che quei momenti straordinari me li ricorderò per sempre.

p.s. le tortine di crumble erano buonissime!

 

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