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A scuola di inglese, anche per viaggiare?

scuola di inglese

Can you play with me?

Sembra una banalità, ma per i bambini è una semplice frase che gli cambia la vita. Quant’è bello vedere i nostri ragazzi che non hanno nessuna difficoltà a trovare nuovi amici al parco giochi, che ci troviamo a Londra, in Norvegia o ad Odense in Danimarca. Come mai?
Durante le nostre peregrinazioni in giro per l’Europa ed oltre, abbiamo capito come ormai il mondo si è evoluto, l’inglese è divenuto un linguaggio globale (http://it.wikipedia.org/wiki/Lingue_per_numero_di_parlanti_madrelingua). Non significa che è la lingua più parlata al mondo, ma è la più diffusa in diversi ambiti, il turismo prima di tutto. Quando arrivi in un hotel ti aspetti che alla reception ti sappiano comprendere, da italiani speriamo magari che parlino pure la nostra lingua, ma vi pensate arrivare in una guest house in Cambogia e trovarsi di fronte ad una persona che parla solo Thai? La vostra aspettativa è che “lui” o “lei” della situazione perlomeno spiaccichi qualche parola in inglese, ma siete voi a doverlo capire e parlare per primi.

In Europa e nel mondo l’uso dell’inglese è molto comune, certi paesi si sono ritrovati con lingue madri poco conosciute, ne hanno approfittato e l’hanno adottato quasi come fosse una seconda lingua. Capita così che vai in Norvegia ed il fioraio, se non il benzinaio o il cameriere, capiscano e si esprimano in un inglese quasi perfetto. La cosa è distinta dal livello culturale, parlare inglese è considerata una necessità comune, non un surplus. Il bello è che ciò non succede solo in Norvegia, girovagando abbiamo scoperto che se vai a Lubiana in Slovenia, ad Amsterdam in Olanda, a Copenhagen in Danimarca se non sull’isola di Minorca, ti presenti dicendo “Hi, nice to meet you” non buongiorno.

Noi da genitori, l’inglese l’abbiamo cominciato a studiare già ad una certa età, certo si può fare, arrivando pure ad un livello di comprensione e scorrevolezza accettabile, c’è da lavorarci su, ma con dei corsi adeguati e tanta buona volontà le soddisfazioni arrivano, e te ne accorgi proprio quando sei all’estero e quel groviglio di suoni che il tuo cervello inizialmente rifiuta, diviene qualcosa di più famigliare, dai un significato alle parole, per fare una battuta, finalmente puoi capire le canzoni della tua adolescenza 😉

Ma i bambini ed i ragazzi  a scuola di inglese possono imparare molto! Loro sono un quaderno aperto, imparano prima e meglio, il full-immersion è fondamentale nell’apprendimento. Non parlo di ore ed ore in aula, parlo dell’immersione totale in un ambiente anglofono, dove si parla inglese a lezione ma anche fuori, dove l’ora in aula finisce ma non termini di parlare inglese, perché con gli amici ci stai del tempo, vai in spiaggia o a prendere un gelato, e non sono solo italiani. Così i ragazzi si trovano a passare del tempo con coetanei di altre nazionalità, dove la cosa che li accomuna è proprio il linguaggio che utilizzano per interagire, che non è più una lingua straniera, come scolasticamente si pensa, ma è il mezzo per fare nuove amicizie e divertirsi. Questa è la marcia in più che hanno i corsi di inglese sul posto, dove si parla la lingua vera, Inghilterra, ma anche Malta ad esempio, ci sono diverse scuole, alcune con una lunga tradizione come EF http://www.ef-italia.it/pg/vacanze-studio/inglese/, dove si abbina l’insegnamento all’esperienza di vita, tutto sotto l’occhio vigile di un accompagnatore, e lo puoi fare già dagli 8 anni in su.

Avere la possibilità di entrare in contatto con quante più persone possibile, conoscere nuove culture, scambiare ed interagire anche quando si arriva da latitudini e longitudini distantissime. Credo che parlare una lingua come l’inglese sia fondamentale al giorno d’oggi, non solo per le reali possibilità lavorative che ti dà, apre le porte dello scambio, dell’integrazione.

Uno dei miei sogni è quello di vedere i miei ragazzi crescere viaggiando, aspettando il momento di accompagnarli alla stazione o all’aeroporto con lo zaino in spalla, verso la loro prima avventura da soli, senza mamma e papà, ma portando con sé una lingua che gli aprirà le porte del mondo.

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